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dedicato a chi ama bere ghiacciato

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Questa mattina ho trovato una gradita sorpresa al mio risveglio:
un leggero velo bianco ricopriva il prato, gli alberi e i tetti delle case. Nella notte è nevicato.

neve sul ramo1_DSC_0098

E’ venerdì, la settimana lavorativa è finita, e questa sera, qui a casa ci saranno degli amici. Per servire un aperitivo ghiacciato, mi sembra perfetto, utilizzare i miei winter ice glasses  che ho preparato qualche tempo fa.
Non vedevo l’ora!!!

Lo servirò in terrazzo, all’aperto. Non scherzo! Durante le vacanze di Natale, ho passato qualche giorno in alta Savoia dove è normale sorseggiare bevande e aperitivi all’aperto. L’ho bevuto anch’io, e devo dire che mi è piaciuto. Piacerà ai miei ospiti?

Per realizzare questi insoliti bicchieri ho usato lo stesso metodo che ho utilizzato per il contenitore, lo trovate qui 
la nota in più
bollite l’acqua prima di utilizzarla, 
 il bicchiere risulterà più trasparente.

ice glass_DSC_0073

L‘aperitivo è maison, di Loretta Marchetti, abile e fantasiosa chef  ha creato appositamente questa bevanda.

Un sodalizio, quello mio e di Loretta, iniziato nel post precedente. Anche se siamo al 17 Gennaio, abbiamo pensato di brindare con voi, augurandovibuon anno con ice glass_DSC_0094

nel ghiaccio:
cuoricini, stelle, zestre di mandarino, foglie e bacche di edera, rametti baccati di Cupressus Cyparis Leilandii, foglie di Cyclamen

3PicMonkey Collage

Spero che l’idea, un po’ bizzarra, vi sia piaciuta.
La settimana prossima, sul suo blog, Loretta ha promesso che ci svelerà la ricetta…nel frattempo potrete realizzate i bicchieri. Pronti, via, spazio alla fantasia!!!

 andate a vedere il suo blog  lavanda&rosmarino , vi verrà l’acquolina in bocca

ringrazio Loretta per le bellissime immagini che mi ha inviato

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dov’è il mio posto?

30giugno2011CUna moda venuta dalla Francia,
ci aiuta a trovare il nostro posto a tavola durante il pranzo o la cena del matrimonio.
Si chiama: Untitled
Una fantasiosa bacheca
ad essa sono appesi dei biglietti che rappresentano i tavoli. Avremo tanti biglietti quanti saranno i tavoli.
Scritto in alto sul biglietto si troverà il nome del tavolo e sotto di seguito i nomi dei commensali che siederanno a quella tavola. 

Ma come trovare il nostro tavolo?
Sui tavoli ci sarà un altro biglietto posto su un cavaliere o inserito nel centrotavola fiorito, con il richiamo del biglietto.

facciamo un esempio:
siamo davanti al tableau de mariage, cerchiamo il nostro nome sui biglietti appesi. Una volta trovato, memorizziamo a quale  tavolo apparteniamo. Esempio: sotto la scritta Isola Madre – gli sposi amano i laghi – troviamo il nostro nome. A questo punto una volta entrati in sala, non ci rimarrà altro, che cercare il tavolo ‘Isola Madre’. Individuato il tavolo, le ipotesi a questo punto saranno due: sedersi dove capita oppure cercare, se c’è, il classico bigliettino con il nostro nome, chiamato segnaposto.

Gli sposi si divertono molto a fare il tableau de mariage e suggeriscono nomi di luoghi o cose a loro cari. Laghi, numeri, canzoni, fiori, o addirittura, mi è successo: i nomi delle renne.

Il mio consiglio è quello di farlo il più semplice possibile. Un ramo di corylus avellana, come in foto, dove far scendere i nastri per attaccare i biglietti.  Scrivere i nomi, con un carattere classico, Pettinaroli di Milano per citarne uno, in color seppia o nel colore usato per le partecipazioni e i menù. Scrivere nome e cognome ma senza titoli come: dott, egregio …

Sicuramente da  posizionare  all’entrata della sala dove si svolgerà il pranzo

tableau de mariage♥ Il tableau de mariage sostituisce egregiamente il cerimoniere o il padre della sposa, che tanti anni fa faceva accomodare gli invitati.

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#fioridivenerdì – – – – ciclamino in lattina

L’Epifania tutte le feste le porta via e anche tutte le decorazioni natalizie, aggiungo io.

Ma resisto poco con la casa spoglia e oggi ho usato delle comuni lattine per realizzare degli originali e facili cache-pot per i miei ciclamini.20140110_ciclamino occorrente:
un elastico o del biadesivo
foglie di Magnolia grandiflora
lana
un vasetto di ciclamino20140110_ciclamino in lattina

Il ciclamino appartiene alla famiglia delle Primulaceae, è presente in tutto il mediterraneo. Ha fiori grandi o piccoli, colorati, e a volte profumati. Le sue foglie a forma di cuore, bellissime, sono disposte a spirale sul tubero. Se ne conoscono una ventina di specie. Quella più conosciuta è il Cyclanem persicum o Ciclamino di Persia. 

Osservando poche regole, il ciclamino è di facile coltivazione e può dare grandi soddisfazioni.
Questo tubero, può essere coltivato in vaso o in piena terra, in ambienti freschi e umidi e riparati dal sole estivo. Richiede terriccio di foglie e letame maturo mescolato a sabbia e non ama, come moltissime piante, i ristagni d’acqua. Annaffiarlo dal basso senza bagnare il tubero.
Io riempio il sottovaso con poca acqua. Passata un’oretta, quella che non è stata assorbita, la elimino.

E’ una pianta che amo e che ho sempre sul davanzale della finestra della sala, sia in inverno che in estate. Forse ho trovato la giusta esposizione. 

In natura esistono altre specie più rustiche, che ben si adattano a essere piantate in piena terra all’ombra di alberi. Ad esempio il grazioso Cyclamen coum, scoprite qui come coltivarlo

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Epiphania

Curiosando nelle vetrine delle boutique di Megève, una fra tutte, ha colpito la mia attenzione.20131231_Frederique Morrel_025

 Girato l’angolo, davanti alla porta d’ingresso ho incontrato uno cervo tutto ‘ricamato’.20131231_Frederique Morrel 023 Una volta entrata poi, mi pareva d’essere in un parco incantato.

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Cervi, volpi, conigli, cani, rami d’albero e pouff tutti rivestiti di antichi manufatti. Una passione per i lavori di cucito di una volta:  il mondo di Frédérique Morrel, .

 Si tratta di un collage di lavori originali recuperati in soffitte, vecchie case e mercati dell’usato e riportati a nuova vita, un Re-Made artistico e poetico…

La filosofia del “Brand” Frédérique Morrel SARL di Parigi, si può sintetizzare nella frase:

“ricreare a mano ciò che un tempo a mano è stato fatto”

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#fioridivenerdì – – – – – – – – – – bacio sotto il vischio

Viscum album, meglio noto come vischio è una pianta sempreverde epifita. Cioè parassita di alberi come pioppi, querce, tigli, olmi, pini. È in grado di compiere la fotosintesi come le altre piante (da qui il colore verde), ma la mancanza di sali minerali come l’azoto la obbligano a chiedere aiuto ad altre piante.

Baciarsi sotto il vischio porta fortuna. Perché?20140103_un bacio_sotto_il vischio

“La prima menzione del vischio associato a poteri particolari fu di Gaio Plinio Secondo, storico romano che tra le altre cose studiò le scienze naturali. Plinio prese in giro i druidi del primo secolo avanti Cristo, convinti che «bevuto, il vischio garantirebbe fertilità a tutti gli animali sterili”.

Si pensa poi che il “Ramo d’Oro” che permette a Enea di discendere nell’Ade nell’Eneide sia proprio il vischio, all’epoca considerato simbolo di vitalità da molte popolazioni per la sua natura sempreverde.

“Nascosto entro un albero ombroso c’è un ramo, d’oro le foglie e la verga flessibile, sacro all’inferna Giunone: e tutto il bosco lo copre, entro le oscure convalli protetto lo tengono l’ombre. Ma non prima è concesso scendere sotto la terra che si sia colto dall’albero l’auricomo ramo. Strappalo via, con la mano: da solo verrà, sarà facile se i fati ti chiamano; se no, né con forza nessuna, né con il duro ferro piegarlo o stroncarlo potrai.”

dalla Scandinavia:
La storia racconta che il vischio era la pianta sacra di Frigga, dea dell’amore, moglie di Odino e madre di Balder, il dio del sole. Balder era un giovane forte e buono e per questo era amato da tutti. Frigga aveva anche un altro figlio, Loki, il dio del male, che era molto geloso e invidioso dell’amore che il popolo aveva per suo fratello e per questo motivo lo voleva morto. Una notte Balder sognò che sarebbe stato ucciso. Quando Frigga seppe del sogno di morte del figlio si spaventò moltissimo e per evitare che divenisse realtà andò dall’Aria, dal Fuoco, dall’Acqua, dalla Terra e da tutti gli animali e le piante chiedendo la promessa che nulla di male sarebbe capitato a suo figlio. Balder ora era al sicuro, non gli sarebbe potuto accadere nulla di male né sulla terra né sotto terra. Ma Loki sapeva che c’era una pianta alla quale Frigga aveva dimenticato di rivolgersi. Questa pianta non viveva né sulla terra né sotto terra, ma su un albero di quercia. Era il vischio. Così Loki fece una freccia di vischio e la diede a Hoder, il cieco dio dell’inverno, che la tirò colpendo Balder che morì. Il cielo si oscurò e tutte le cose sulla terra e in cielo piansero per la morte del dio. Per tre giorni tutti gli elementi cercarono di riportare Balder in vita, ma invano. Frigga disperata per la morte di Balder iniziò a piangere sul suo corpo. Le lacrime che la dea versò, a contatto con il vischio si trasformarono nelle bianche perle del vischio e per la contentezza di aver riavuto suo figlio, Frigga baciò chiunque passasse sotto l’albero su cui cresceva il vischio. 
Da quel giorno, la dea fece sì che non potesse capitare nulla di male a chiunque stia sotto il vischio, solo un bacio.

223px-The_Pickwick_Papers_-_Project_Gutenberg_eText_19222Alla fine del diciottesimo secolo, in Inghilterra si inizia ad appendere il vischio come celebrazione del Natale.
In un racconto del 1820, Washington Irving descriveva il vischio tra le decorazioni natalizie, ed è stato Charles Dickens nel 1836 a fare per la prima volta riferimento al bacio, ne Il circolo Pickwick, raccontando una scena di massa sotto il vischio: le ragazze “urlarono e si dimenarono, si nascosero negli angoli, fecero di tutto tranne lasciare la stanza, fino a quando… tutte insieme capirono che era inutile fare ancora resistenza e si lasciarono baciare di buon grado”.
In questo caso, il vischio era visto come un portafortuna per le coppie che si baciavano sotto la pianta.
Qualcuno dice, che l’etichetta vorrebbe, che si staccasse una bacca dal vischio a ogni bacio.