#fioridivenerdì- – – – –Rosmarino prostratum

Il nostro viaggio alla scoperta delle piante che vivono nei climi caldi continua con un rosmarino…

Identico al Rosmarinus officinalis nel colore, nel profumo e nel suo utilizzo in cucina, non lo è però nella sua forma. Anziché crescere verso l’alto cresce verso il basso. Il Rosmarinus prostratus è una particolare specie di Rosmarino che cresce spontaneo nel bacino mediterraneo con un aspetto ricadente. E’ una pianta perenne, resistente, che necessita di poche cure. Raramente viene attaccato da parassiti o colpito da malattie. In primavera i suoi fiori sono di un bel color violetto.

Il suo maggior utilizzo rispetto al più noto officinalis è decorativo. Infatti è utilizzato per formare siepi, bordure o per ricoprire muretti.

Anche il mio esemplare, messo a dimora anni fa in un grosso vaso, cresce bene regalandomi a primavera generose fioriture.
Infatti ad aprile quando, al culmine della sua fioritura i suoi rami verdi cascanti diventano violetti, è uno spettacolo… ma ahimè non l’ho mai fotografato!

foto web

Se scegliete di coltivarlo in vaso ricordate di evitare i ristagni d’acqua, mettendo sul fondo di esso un abbondante strato di ghiaietto o di argilla espansa. Dopo aver piantato la pianta concimate con un prodotto organico e a fine inverno invece, somministrate del fertilizzante liquido contenente azoto, fosforo e potassio.

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Carissa grandiflora ‘Tuttlei’: fiori bianchi che profumano di gardenia

Il nostro viaggio alla scoperta delle piante che vivono nei climi caldi inizia con Carissa Grandiflora. I suoi fiori stellati e bianchi ricordano quelli del Gelsomino ma il loro profumo è una sorpresa… ricorda quello dell’Orchidea.

Di forma cespugliosa la Carissa ha foglie verde lucido, ovali e coriacee, lunghe spine a volte biforcute. Nel Sudafrica, sua zona di origine, viene utilizzata per formare siepi così impenetrabili, dove anche piccoli animali non riescono a passare. Qui invece è stata usata come tappezzante per ricoprire un’intera riva.

La Carissa appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, come l’oleandro. Il genere comprende circa trenta specie, africane ed asiatiche, tra le quali la C. grandiflora è sicuramente la più interessante e la più diffusa. Altre specie da segnalare sono: C. carandas, C. bispinosa, P. ovata, ecc.. Tra le cultivar di C. grandiflora in commercio vi è la C. ‘Francy’, cespuglio vivace e molto fiorifero con frutti color arancio, la C. ‘Tuttlei’ dal portamento nano, prostrato e fitto di foglie.

Dopo i profumati fiori compaiono i frutti , piccole susine di circa 3 cm di diametro, il loro sapore è gradevole e si presta per confezionare marmellate e confetture. .

Al Sud e nelle zone calde della nostra penisola come la Liguria e le sponde del lago di Garda, la Carissa è coltivata in piena terra, ma nelle altre zone -anche se sopporta bene il freddo- è consigliabile coltivarla in vaso con terriccio asciutto e permeabile, composto ad esempio da due parti di terriccio argilloso, una di torba ed una di sabbia. Somministrate qualche leggera concimazione liquida settimanale durante il periodo della crescita e della fioritura.

Non necessita di potatura se non per eliminare il secco. Attenzione alle spine!!!

Ho un giardino

Questa settimana vi porto in viaggio con me. Inizieremo con il vedere dall’alto questa nostra magnifica Italia, e poi una volta atterrati in Sicilia, ogni giorno scopriremo insieme le piante della macchia mediterranea, che nel loro habitat ho molto apprezzato.

A farmi compagnia durante il viaggio ‘Ho un giardino‘ di Anna Porrati, l’ultimo libro uscito di Officina Naturalis Editore.
Leggerlo sarà come tornare all’anno scorso… Anna ci spiega com’è nato il giardino con le sue scoperte i successi e gli insuccessi. Ci racconta che fare un giardino è anche fare conoscenze e trovare nuovi amici.
Ci guida da una stanza all’altra, fra i tanti Viburni, le immense cascate di rose, le tante varietà di Wisteria, le ortensie e…

…era una domenica di agosto, silenziosa, calda ed assolata ed eravamo stati invitati -io e Adalberto- a visitare il giardino dei Sigg. Porrati. Sempre visto e raccontato con gli occhi di altri, ero felicissima e mi sentivo fortunata ad avere il privilegio di
poter conoscere Anna, Giancarlo e il loro giardino.

Data la calura abbiamo pensato di andarci in moto mettendo la crostata con la marmellata di rabarbaro nel bauletto. 
Daniele ci attendeva al cimitero per farci strada.

Durante il viaggio -durato circa 2 ore- leggevo il libro ma ero continuamente distratta dal panorama. Dall’alto si apprezzano maggiormente le bellezze della nostra Italia e io volevo approfittarne.

Sotto l’aeroporto di Milano Malpensa -vicinissimo a casa mia- il territorio verde scuro è  formato da boschi e grandi aeree verdi. Si nota bene il Ticino, è il fiume azzurro come viene anche chiamato. Poco più avanti il Po con i suoi greti sabbiosi, lo si riconosce per la sua ampiezza ed il suo colore. E poi sotto di noi una distesa blu: il mare. Come sempre cerco di riconoscere le isole e i promontori.
Ecco l’Argentario che visiterò ad ottobre, dall’alto sembra un quadro ed è riconoscibilissimo!!!

Viaggiamo tra le nuvole e poi ancora il blu e l’isola di Alicudi. Appartiene all’arcipelago delle Eolie ed è la più lontana. C’è foschia ma in lontananza si intravedono le altre ‘sorelle’.

Alicudi

Ed eccoci in Sicilia.
Qui il territorio è colore dell’argilla intervallato da macchie bianche. Grandi campi lavorati si alternano a distese di serre coperte di cellophane per i pomodori pachino, le melanzane e i peperoni.

L’aereo atterra e dopo soli pochi chilometri arriviamo alla meta… un paradiso con un giardino molto interessante che vi porterò a visitare.
Seguitemi giorno per giorno ed insieme scopriremo il giardino mediterraneo.

Arte Sella – arte e natura

Ci sono tanti luoghi dove mi piacerebbe andare. Sogno a occhi aperti come potrebbero essere e poi quando riesco ad andarci il più delle volte ne rimango un po’ delusa. Non è stato così per la Valsugana e la Val di Sella. Una parte del Trentino -poco conosciuta almeno per me- che mi ha affascinata!

Arte Sella, un luogo dove da più di trent’anni la montagna incontra l’arte contemporanea.
Arte e Natura si fondono in un dialogo continuo, in cui artisti provenienti da tutto il mondo sono invitati a incontrare la Val di Sella per realizzare opere che  traggono nutrimento dalla storia e dalla natura uniche del luogo.

L’occasione è stata il bloggertour  di aprile scorso organizzato da Grandi Giardini Italiani in collaborazione con l’Ente del Turismo della Valsugana. che ci ha portato a visitare ArteSella.
Ne avevo sempre sentito parlare ed avevo visto le foto delle grandi opere che ci sono lungo il percorso nella valle, ma vederle da vicino, visitarle ed essere dentro alla famosa  Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri è stata una bella emozione che sicuramente voglio ripetere con la mia famiglia.

Mi consigliano di ritornarci in inverno quando la neve crea un paesaggio unico!

“Gli artisti sono chiamati a produrre in loco le opere, nella natura: soltanto vivendo il luogo l’artista può creare un’opera che sia in simbiosi con l’ambiente circostante.
Realizzate con tronchi, rami, foglie e pietre, le opere sono temporanee, effimere: sono destinate a ritornare alla natura e al suo ciclo vitale. «In questo modo si sposta l’attenzione sull’obiettivo, che non è possedere l’opera d’arte, ma fruirne.
Queste opere nel 90-95 per cento dei casi scompariranno, lasciando così anche lo spazio libero, che potrà poi essere reinventato da altri artisti», dice Emanuele Montibeller”…

Finito il pranzo abbiamo iniziato il ‘nostro viaggio’ durato circa 3 ore. La prima opera che si incontra è un lungo ‘biscione di rami intrecciati’ che mi ha colpito molto: straordinaria e suggestiva. La si ammira dall’esterno,  ma anche dall’interno. Attraversare l’anima che,  come quasi tutte le opere presenti sono visitabili.
La possibilità di entrare, crea una dimensione e un maggior contatto con la natura.

Perdonate la scarsa qualità delle foto, ma ero immersa a vedere il più possibile con gli occhi, e ad ascoltare i racconti  di Emanuele e della nostra guida.
Foto professionali e molto significative le potete trovare sul sito di ArteSella.

Arte Sella è formata da tre percorsi espositivi:
ArteNatura: si accede al percorso dal Giardino di Villa Strobele, è un sentiero forestale che si estende per circa tre chilometri sul versante sud del Monte Armentera. Lungo il Percorso ArteNatura il visitatore può ammirare le opere e allo stesso tempo godere della particolarità ambientale del luogo: diversi tipi di bosco, presenza di rocce, alberi monumentali, etc.
Giardino di Villa Strobele è il luogo in cui, nel 1986, è nata Arte Sella. Dall’autunno 2016 è visitabile il giardino della villa, dove si trovano alcune delle opere più recenti.
Arte Sella – Area di Malga Costa dove inizia un ampio parco con un percorso che porta a scoprire altre monumentali di Arte Sella, tra le quali la Cattedrale Vegetale, il Teatro di Arte Sella, il Terzo Paradiso e Trabucco di Montagna.

Dal 20111 Arte Sella si è sempre più affermata, attivando collaborazioni con i maestri dell’Art in nature quali, per citarne alcuni, Nils-Udo, Chris Drury, Patrick Dougherty, Michelangelo Pistoletto.

Oggi Arte Sella è una realtà internazionale, in continua evoluzione, inserita in network quali ELAN (European Land Art Network)Dancing Museums Grandi Giardini Italiani.

#fioridivenerdì- – – – – mazzolino con i fiori del tiglio e la rosa di legno

Stavo cercando una fotografia al computer e il programma mi ha proposto la foto del giorno – non lo sapevo che avesse questa funzione-, ed ecco che ho ritrovato questa immagine scattata due anni fa a Chieri.

Mentre Mari era occupata a fotografare ‘gli sposi’per il nostro shooting sulla lavanda, intitolato ‘A Touch of blue‘, io preparavo il set per il prossimo scatto. Ho appoggiato sul vecchio legno questi rametti, così per caso, e senza volerlo, avevo creato un mini bouquet molto grazioso.  Mi è così piaciuto che la sera seguente -nonostante fosse giugno- ne ho realizzati una decina per farne dei segnaposto.

Nel mini bouquet: una pigna del Cedro del Libano, un rametto di fiori di Tiglio e uno di edera, fiori di Selene e frutti di una pianta che ho raccolto per strada.

#fioridivenerdì- – – – audentes fortuna iuvat

Sono un po’ affaticata ma molto soddisfatta per l’ultimo evento che ho realizzato… ora ci vorrebbe un po’ di relax!Rispetto ai precedenti, è stato più impegnativo, in quanto, oltre a pensare e a realizzare l’allestimento degli spazi e la mise en place per gli invitati, ho cucinato tutto -tranne la torta- personalmente.

L’occasione è stata il compleanno di Adalberto – scoccavano i 60 – ma lui non voleva festeggiare… così io e la mia complice Benedetta abbiamo organizzato una festa a sorpresacoinvolgendo tutti i nostri amici. Dapprima abbiamo pensato di festeggiare in un ristorante sul lago di Varese, ma poi abbiamo cambiato idea optando per la nostra casa, scegliendo il giardino che a giugno offre angoli suggestivi con fioriture di Rhyncospermum jasminoides, Aspirine Rose, Geranium, Ligustri e Lonicere.

Devo ammettere che è andata molto bene, ho sfidato il meteo, ‘sono stata coraggiosa’ mi ha detto il giorno dopo un’amica. Audentes Fortuna iuvat: la pioggia non ci ha fatto visita, e il festeggiato – ignaro di tutto- non solo è stato contento, ma si è anche emozionato e molto divertito!

Cosi, dopo aver ricevuto i complimenti da tutti, che fanno sempre piacere, dopo aver riposto  stoviglie, vasi, tavoli, una quantità esagerata di bicchieri, lanterne, e la grossa scritta luminosa che ho creato e fatto realizzare, ora mi piacerebbe proprio godermi la mia soddisfazione alle terme, luogo che amo. Peccato la lontananza, altrimenti questa mattina sarei partita per Levico.

Opuntia ficus-indica e altre novità per i miei vasi estivi

Ve l’ho detto che quest’anno non ho realizzato io i vasi per l’estate, ma ho portato i vasi e vaschette allAgricola di Varese?
Mi sono fidata del consigliato e mi sono fidata della competenza del personale che ci lavora.
E così ci sono delle novità… ho piante che mai avrei pensato di vedere nel mio giardino.

Sul lato ovest della casa si trova la grande vetrata e sul davanzale nelle solite vaschette in stile country c’è Cuphea hissopifolia, pianta cespugliosa con foglie lineari lanceolate e fiori bianchi, lilla o rosa a seconda della varietà, che compaiono per tutto il periodo estivo.
La Cuphea in Sud America è una pianta perenne, ma qui con il nostro clima è considerata un’annuale.
Difficilmente si riesce a conservarla per l’anno successivo. Ma ad ottobre proverò a ritirarla insieme ai pelargoni.

Se volete la si può piantare anche in piena terra, in zona soleggiata, ove il terreno è ricco e ben drenato. La fioritura, molto bella, è stimolata dalla regolare concimazione e frequenti annaffiature da maggio a settembre.

 

Sul balcone della camera di Benedetta che è rivolto a sud, nel tetto è stata ricavata un fioriera in rame dove sono posizionate quattro vaschette con piante di Mandevillea suaveolens.
Pianta perenne rampicante o arbustiva, con foglie ovali o cuoriformi verde chiaro, in natura può raggiungere i 6 metri. I fiori sono bianchi, profumati, campanulati e piuttosto durevoli, si presentano riuniti in grappoli ascellari. Il fusto è sottile e ramificato. La fioritura si sviluppa nei mesi di giugno- luglio.

La si può coltivare all’aperto solo nelle regioni a clima mite, in posizione riparata, per esempio a ridosso di un muro in posizioni assolate. Il substrato deve essere composto da torba, terriccio da giardino e sabbia in parti uguali, e deve risultare molto ben drenato perché la pianta soffre i ristagni idrici.
Se volete utilizzarla come rampicante necessita di un tutore. E’ bello mescolare i colori fra loro e farli arrampicare su un treillage.
All’arrivo dell’autunno proverò a ritirarla mettendola allo SpazioCorsi, la temperatura non scende mai oltre i 12 gradi, soglia minima per provarci! 

E veniamo alla grande novità: nei vasi davanti alle colonne in mattone c’è Opuntia ficus-indica. 

L’Opuntia ficus indica è una pianta perenne, di varie misure, che generalmente prende il nome di “pianta grassa”, sicuramente perché, grazie alla sua conformazione, riesce ad accumulare e trattenere l’acqua. Dal suo fusto carnoso e succulento e se lo tagliamo ne esce un liquido. Il ficodindia è completamente sprovvisto di rami, infatti i suoi fiori fuoriescono dall’areola, una sorta di “cuscino peloso” sul fusto. Cresce spontaneamente in ‬Sicilia, Calabria, Puglia e in altre regioni d’Italia,‭ ‬anche in Liguria e Toscana.

Il fusto è formato dai cladodi, conosciute anche come pale, che sono ricoperti da una specie di cera che ne impedisce la traspirazione. I fiori sono splendidi, nascono alla sommità dei fusti, dapprima verdi, per diventare gialli, arancioni o rossi nei mesi di maggio e giugno.

Coltivare l’Opuntia ficus indica sembra facile -ve lo saprò dire- , basta semplicemente appoggiare le pale sul terreno‭ ‬per avere l’immediata radicazione, oppure si può effettuare tramite i semi. Il ficodindia si può coltivare sia in vaso che in piena terra come come un qualsiasi cespuglio, in primavera è necessario potare le pale che non si devono toccare fra loro, e togliere quelle malformate, da farsi con dei bei guanti!  E’ necessario concimarla con potassio e fosforo, possibilmente di origine organica. Da ora fino all’autunno irrigare pochissimo e occhio ai ristagni d’acqua (un consiglio è quello di non utilizzare il sottovaso), mentre per il periodo invernale Max mi ha raccomandato di non bagnarlo assolutamente!

I suoi frutti tondeggianti e ovali contengono la polpa colorata e dolcissima piena di semi‭.‭ ‬Nascono verdi,‭ e a maturazione diventano esternamente colorati‭  ‬in giallo,‭ ‬arancione,‭ ‬rosso o bianco a seconda della varietà.‭ Ma qui occorre essere molto ottimisti per riuscire a ad averli.

Ho riflettuto che quest’anno miei vasi estivi,  ho unicamente piante che hanno bisogno del vero sole… sarà per caso le continue e copiose piogge -simili ai monsoni- che mi hanno fatto cambiare rotta?