#fioridivenerdì- – – – – gli ellebori ispirano a scrivere

Oggi sul mio blog ospito un pezzo di “scrittura & foto” di una mia cara amica: Anna Maroni

Anche lei come me – credo, siamo in molti –  è rimasta affascinata dalla bellezza degli ellebori, dai profumi delle fioriture invernali, dagli animali veri e in sasso che abitano e animano il giardino-vivaio di Susanna Tavallini.

Da Hellebora 2015

 Gli Ellebori di Susanna Tavallini2015.02.28 Vivaio La Montà primo fiore sottotitoloSerissimi, in pietra dei giardini, terracotta o ferro battuto antico, piccoli ranocchi, custodi del giardino, aspettano

Intorno, oltre il vialetto a bossi d’archi e gettate lineari, fioriscono gli ellebori. Meraviglie d’inverno, come velluti e damaschi, questi fiori elegantissimi parlano, nel loro andamento flessuoso, di un mondo scivolato lontano. E molto piemontese. Ecco, dunque, l’ Helleborus Dark, con le cuspidi morbide dei suoi petali tra porpora e violetto e le coroncine impazzite degli stami d’oro, racconta la storia di strappate crinoline e corse lungo corridoi che non  hanno fine.2015.02.28 Vivaio La Montà composiz Betti Calani[1]
Ma la Bela Madamin?
Passo nel gabinetto cinese, attraverso le sale di raso cilestre, cremisi, salice, fragola, canarino dell’appartamento della Regina, sosto nel Corridoio Persiano ad ascoltare i commenti di due dame. “Un amore! un amore!”. Si parla di lei; è dunque vicina. Eccomi nel gabinetto delle miniature, nella galleria pompeiana; un profumo acutissimo m’annuncia il penetrale del fiore riposto. E sulla soglia sosto abbagliato, dinanzi alla più delicata interpretazione vivente che mai sia stata fatta di
La toilette de la Mariée.

***

   Maria Carolina Antonietta di Savoia Duchessa di Sassonia è in piedi, tra le sue cameriere chine o ginocchioni, intente all’opera delicata. La cognata, che presiede da parigina esperta, le ha tolto lo specchio di mano:
– Ti vedrai dopo,
mignonne, quand le rêve sera achevé.

   Maria Carolina è una visione abbagliante di neve e d’argento. Bianco il ciuffo di penne che le adorna l’alta acconciatura incipriata, bianco il viso passato alla cerussa, bianca la veste di raso splendente dal guardinfante mostruoso, bianche le scarpette, le ghirlande, il cagnolino, il ventaglio. In tanto candore spicca il rosso delle labbra e delle gote, il nero degli occhi e dei sopraccigli. La cognata stessa, Adelaide di Francia, nipote di Luigi XV, ha dipinto il volto della bimba sedicenne secondo che l’ultimo dettame di Parigi consiglia; le ha cancellato col cosmetico i delicati sopraccigli biondi e due altri ne ha disegnato a mezzo della fronte: nerissimi, arcuati, imperiosi. Molto s’è discusso sull’acconciatura; il parrucchiere di Corte, De Regault, voleva riprodurre con gl’immensi capelli biondi il Palazzo Madama o la Galera Capitana degli Stati Sardi; ma la Regina, la Principessa si sono opposte e l’artista ha costrutto con la chioma densa un edificio a tre piani, coronato da un nido dove una colomba cova teneramente assistita dalla compagna.

Ravissante! Ravissante! – mormora la cognata che le sta alle spalle puntandole di sua mano un fiore o una piega del guardinfante.[2]

E che dire, ora, dell’Helleborus Guttatus Yellow? Su uno sfondo tra un verde tenero e un giallo primula pallidissimo, una tempesta di gocce marsala invadono graziosamente il campo. Un giro sparso di granati minutissimi, piccole bocche miniate, stridio di grilli tra le tuie e gli allori. Cosa leggere, dunque, in questo affascinante Rorschach vegetale?

pensa una principessa delle nevi

volta in farfalla per un malefizio… [3]

A dominare l’area verde circostante, è la casa-castello settecentesca: ancora solido, squadrato, serio, il bell’edificio sfida, nel suo diritto di barriera, vecchio baluardo di mattoni sanguigni, il vento che sa di neve e soffia dai profili di cristallo del Rosa a sfiorare tetti, campanili, torri e ponti sospesi su antiche arcate.  Veloce, tenendo tra le mani due lunghe chiavi di ferro, Susanna Tavallini mi accompagna nelle scuderie, seminterrate a livello della parete di fondo e dal grande portone che si apre, invece, sulla strada principale del paese: << Qui, mio padre teneva i cavalli! >>. Ora, al posto dei sauri o dei roani, ci sono i gomitoli d’ombra agli angoli stondati del soffitto, gli intrecci scuri di ramaglie per le coperture esterne, gli attrezzi che non servono più e, su una mensola, alcune grate di reti sottili color ruggine.  Susanna ne sfila con agilità una e mi mostra come ottenere con poche semplici pressioni un fascinosissimo cachepot, abbracciato dall’interno da lunghi e sottili fasci d’erba essicata dal colore del topazio paglierino: il risultato è una sorta di nido, sede perfetta per un viburno rosa confetto o un’hamamelis stellata.

E il profumo è una bellezza magica.

[1] Composizione floreale di Betti Calani
[2] Guido Gozzano, Torino d’altri tempi – La bela madamin la völo maridè, in L’altare del passato, inPoesie e prose, Alberto De Marchi ( a cura di ), Milano, Garzanti, 1966, pp.  631 – 632.
[3] Op.cit., Del Parnasso, in Le farfalle – Epistole entomologiche, p. 346.
[4] Composizione floreale di Betti Calani.

Anna Maroni
“Tra poesia e giardini antichi, letteratura e profumo di cedrina, insegna letteratura italiana e latino al liceo scientifico di Varese”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...