Amato e profumato Pomander

In Europa durante il Medioevo tra le classi agiate era in uso indossare il Pomo d’ambra. I pomi odorosi (pomander in inglese o pomme d’ambre in francese) altro non erano che piccoli contenitori sferici in cui  erano contenuti profumi, come l’ambra grigia (da cui il nome), il muschio, lo zibetto o altre spezie. Portati al collo come un classico pendente o attaccati alla cintura, sicuramente erano indossati più per necessità – si sa che l’acqua non era loro amica- che per bellezza. Erano anche delle protezioni contro le infezioni nei periodi di pestilenza.

A seconda del ceto sociale del possessore i pomi d’ambra erano realizzati da orafi specializzati che ne realizzavano dei veri gioielli.

Un Pomander è anche la classica arancia ‘trafitta’ da chiodi di garofano, anice stellato e/o altre spezie. Si utilizza per decorare le tavole, per profumare ambenti e cassetti, o da appendere all’albero di Natale.

I miei pomander sono delle sfere di fiori composti da fiori freschi -ovviamente profumati-. Qualche volta li sistemo in centro alla tavola sull’alzatina, il più delle volte con l’aggiunta del nastro, li appendo.
Per realizzarli consiglio di scegliere fiori piatti e rotondi come dianthus, margherite, roselline ecc.

Durante il Workshop ‘Festa di primavera‘ ne realizzeremo uno nuovo creato apposta per l’occasione.

Sabato 19 marzo ore 14.30 ci sono ancora 2 posti
Lunedì il corso è Sold Out

#fioridivenerdì_ _ _ _Ma dov’è andato il coniglio?

E’ davvero passato tantissimo tempo da quando non scrivo più sul mio caro e amato blog. Ma purtroppo la creatività per un po’ di tempo mi ha abbandonata e così anche la voglia di scrivere.

All’inizio dell’anno anche la mia famiglia ha conosciuto il Covid, e in modo molto serio. Sono stati due mesi molto difficili, ma poi finalmente, il leone ce l’ha fatta, e Filadelfio -mio papà- è tornato a casa, e ora sta benissimo!

La Pasqua é imminente e quest’anno ho voglia di leggerezza… così ho realizzato una ghirlanda pasquale un po’ particolare.

Anzi ne ho realizzate due: in una il coniglio si tuffa in un prato fiorito e nell’altra in un mondo colorato e un po’ bizzarro…

ellebori, primule e cornus galleggiano nel centrotavola

Da sempre sono affascinata dai fiori che galleggiano. Mi piace vedere quella danza leggera che fanno sull’acqua.

Spettacolare è la fioritura di ninfee e fior di loto che fluttuano sulle acque del lago, romantica è una mise en place con tanti fiori che danzano in un contenitore di vetro.

La maggior parte dei fiori galleggiano abbastanza bene da soli, fino a quando non iniziano a raggrupparsi, inzuppandosi, per poi affondare lentamente.

Ma c’è un escamotage per far durare più a lungo i nostri fiori immersi nell’acqua: utilizzare del comune pluriball.

Scegliete i fiori meglio se a corolla piatta, io in questo momento ho a disposizione: Helleborus orientalis, fiori del Cornus florida, Tarassaco e Primule.

Accorciate loro i gambi fino quasi alla corolla.

Con un paio di forbici ricavate dal pluriball dei dischetti della dimensione del fiore scelto, un dischetto per ogni fiore.
Praticate al centro un foro per far passare lo stelo del fiore.

A questo punto nel contenitore che avete scelto (boule, coppetta, alzata), io ho utilizzato una vaschetta in vetro handmade, mettete dell’acqua, meglio se decantata, e iniziate a posare i fiori secondo il vostro gusto.
Per rendere magica la vostra composizione, inserite tra i fiori una o due candele galleggianti.

Un creazione floreale che potete portare in tavola sempre, in ogni momento dell’anno.
Da realizzare con poco materiale a disposizione.
Un centrotavola da fare in anticipo -il mio l’ho realizzato sabato per la tavola di Pasqua, e ancora oggi è bellissimo- oppure all’ultimo momento.

Nella versione pasquale ho inserito un simpatico coniglietto che vigila sui fiori e… ho acceso la candela...

Auguri di Buona Pasqua

Ellebori: quando reciderli e come farli durare più a lungo

In questo periodo, dopo la fioritura, gli ellebori hanno iniziato a fruttificare, cioè hanno prodotto capsule coriacee contenenti i semi.
I petali sono più turgidi e spessi, è questo il momento per raccoglierne qualcuno.

Negli anni ho reciso qualche stelo proprio in questo periodo e ho notato che i fiori giunti a maturazione -anche se alcuni sono un po’ sbiaditi- durano un pochino più a lungo rispetto al solito.

Ieri ho raccolto un fiore per ogni varietà di elleboro presente nel mio giardino.
Alcuni Helleborus orienatlis sono nella nuova aiuola, vicino al cancello, altri sempre H. orientalis sono nella vecchia aiuola sotto alla Camellia Sasanqua insieme ai H. niger.
E poi, con mia grande sorpresa, ci sono diverse piante di colori diversi da quelli presenti in giardino anche nell’aiuola tra le Aspirine Rose… ma io lì non li ho piantati.
Che soddisfazione pero’, ellebori ovunque!!!

Ho avvolto il civettuolo vaso in zinco con una maxi ghirlanda di tralci di Muehlenbeckia e poi con il solito sistema del nastro adesivo che forma la griglia ho inserito i fiori dei miei ellebori.

Gli scatti li ho fatti tutti nel mio ‘Cottage’Per far durare più a lungo i fiori recisi la prima regola è quella di evitare marciumi, come foglie immerse nell’acqua. Inoltre è bene scegliere un luogo fresco dove posizionare il vaso con i fiori recisi.

Ricordate prima di andare a letto, di porre il vaso fuori sul balcone in questo periodo o in zona non riscaldata d’inverno.

Cambiate spesso l’acqua nel vaso e se necessario lavate il vaso con due gocce di candeggina per evitare residui vegetali, che potrebbero marcire.

Accorciate di 1/2 centimetri i gambi, praticate un taglio obliquo -assorbiranno più acqua- utilizzando delle cesoie pulite e affilate.

Eliminate i fiori appassiti, rilasciano nell’acqua sostanze nocive che accelerano l’appassimento degli altri fiori.